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Tutti i giovedì dalle 18,30 alle 20,00 e tutti i venerdì dalle 10,00 alle 12,00 è attivo lo sportello acqua di C'è un'Alghero Migliore


Comunicato Stampa su l'area di Maria Pia

Nel giro di pochi giorni, l’area di Maria Pia è tornata prepotentemente all’attenzione degli algheresi. Prima, con l’emendamento presentato dal presidente della commissione urbanistica comunale, Vittorio Curedda, approvato all’unanimità dalla maggioranza, nel quale si stabilisce esplicitamente la possibilità di costruire posti letto a rotazione d’uso; poi, con la notizia in merito ad alcune sentenze che riconoscono a privati il diritto di proprietà, per usucapione, su porzioni di quell’area. Gli organi di informazione riferiscono di altre 15 sentenze di usucapione in dirittura d’arrivo: insomma, nell’inerzia dell’amministra comunale, i privati si spartiscono un’area pubblica – di tutti noi, è bene non dimenticarlo – di grandissimo pregio ambientale.
Come per tante altre questioni che riguardano la nostra città, ciò che sorprende è la situazione surreale che ci troviamo di fronte. Vediamola: l’ente locale che, in nome e per conto della comunità algherese,dovrebbe tutelare e proteggere un bene pubblico, si preoccupa soprattutto di garantire ad alcune imprese che hanno già presentato pubblicamente un project financing per privatizzare tutta o quasi la fascia costiera per realizzarvi insediamenti turistici, dando per scontata, evidentemente, la volontà dell’amministrazione di cedere l’area di proprietà degli algheresi. Contemporaneamente, alcuni altri privati cittadini che da anni possiedono alcune porzioni dell’area di Maia Pia chiedono al giudice di acquisirne la proprietà per usucapione, senza che l’amministrazione, proprietaria, si opponga. Dov’è, in tutto ciò l’interesse generale? Chi dovrebbe perseguirlo per legge? L’amministrazione comunale, ovviamente. Che però se ne disinteressa totalmente e, anzi, pensa a come cederne alcune parti – quelle più appetibili per gli imprenditori, ma anche quelle più pregiate dal punto di vista ambientale – per business privato.
Tutto ciò, naturalmente, senza tenere in alcuna considerazione una disposizione contenuta nel Piano Territoriale Paesistico della Sardegna che, all’art. 12, prevede la totale inedificabilità di quell’area. 
Recita, infatti, l’articolo citato che: “In ogni caso sono inedificabili in quanto sottoposti a vincolo di integrale conservazione dei singoli caratteri naturalistici, storico-morfologici e dei rispettivi insiemi i terreni costieri compresi in una fascia di profondità di 300 metri dalla linea di battigia anche se elevati sul mare…”.
I nostri amministratori conoscono le norme che disciplinano l’uso del territorio? E gli imprenditori che presentano progetti non attuabili per forza di legge ne erano al corrente? Oppure pensavano che quelle norme potessero essere modificate solo per quell’area e solo per quello specifico progetto?
E quei politici che ancora oggi votano per costruire posti letto a rotazione d’uso a Maria Pia sono informati sulle disposizioni del PPR Sardegna che, nonostante tutto, si applicano anche al territorio dell’isola alloglotta algherese?
Il Portavoce di C’è un’Alghero Migliore Tonino Budruni

Il PD di Renzi in guerra contro i lavoratori. Di Antonio Budruni


Il Pd di Renzi in guerra contro i lavoratori

Antonio Budruni

Nel maggio del 1970, il Parlamento italiano approva la legge 300, universalmente nota come Statuto dei lavoratori. Una legge di civiltà mirata a garantire la libertà e la dignità dei lavoratori, la libertà e l’agibilità dei sindacati nei luoghi di lavoro, regole certe per le assunzioni. La legge, però,aveva valore solo nelle aziende con 15 dipendenti (5, in agricoltura) per non penalizzare, si disse allora, le piccole e piccolissime imprese.
La legge 300 fu la risposta delle istituzioni –  e delle forze politiche allora al governo (Dc, Pri, Psi, Psu) – alle grandi mobilitazioni operaie del 1969 che bloccarono per lunghi periodi le grandi fabbriche del nord, rivendicando migliori condizioni di lavoro, libertà e dignità in fabbrica, agibilità politica e sindacale.
La destra, che dovette inghiottire un rospo per lei indigeribile, reagì immediatamente con il terrorismo per bloccare l’azione riformatrice e modernizzatrice del Paese, avviata dalla partecipazione diretta delle grandi masse popolari alla vita politica. Nel 1970, in un Paese profondamente condizionato dall’ideologia cattolica, il Parlamento fu costretto dalla pressione popolare ad approvare la legge sul divorzio. Qualche anno più tardi, quella sull’interruzione volontaria della gravidanza. Le forze politiche più conservatrici e reazionarie chiesero il referendumper cancellare norme considerate contrarie alla morale cristiana e alle tradizioninazionali. Ma la grande maggioranza dei cittadini difese quelle leggi respingendo i fautori di un ritorno all’oscurantismo e alla negazione di diritti, ritenuti dalla gran parte dei cittadini inalienabili.

Tre iniziative di C'è un'Alghero Migliore a sostegno dei cittadini più deboli e delle fasce sociali più disagiate

Il direttivo allargato di C’è un’Alghero Migliore, riunitosi venerdì 5 settembre nella sede dell’associazione, preso atto della situazione politica nazionale e delle decisioni assunte dal governo negli ultimi giorni, valutate alcune situazioni locali che penalizzano i cittadini meno abbienti e gli anziani, ha deliberato di assumere, nei prossimi giorni, tre iniziative pubbliche a sostegno dei cittadini più deboli e delle fasce sociali più disagiate: 1) l’apertura di uno sportello a tutela degli utenti ai quali sono pervenute in questi giorni dalla società Abbanoa S.p.A. bollette particolarmente salate. Lo sportello fornirà informazioni e assistenza; 2) l’organizzazione di un comitato di lotta cittadino per l’organizzazione di una protesta forte e determinata contro la decisione del governo Renzi di bloccare ulteriormente il rinnovo dei contratti nel pubblico impiego, penalizzando per otto anni consecutivi i lavoratori pubblici che hanno perso, negli ultimi anni, mediamente, 4.000 € e continuano a percepire lo stesso salario del 2007. La protesta contro questa scelta profondamente errata del governo deve partire dalle realtà locali per far comprendere quale sia il disagio, non più sopportabile, di milioni di famiglia in tutto il Paese; 3) l’avvio di un ampio dibattito in città sul tema della scuola e sulle proposte avanzate dal governo in questi giorni che, se in parte possono e devono essere sostenute – per esempio quelle sull’organico funzionale e sul superamento del precariato – per altra parte, invece, prefigurano scenari penalizzanti per il personale della scuola, per gli studenti e per le famiglie. Il portavoce Antonio Budruni

E se su alcune questioni importanti tutte le forze politiche fossero d'accordo? di Antonio Budruni

Vediamo se, almeno su alcune cose di grande rilievo e di breve-medio termine, riusciamo a trovare unità d’intenti. No, non è un appello alla sinistra o al centrosinistra, è un appello alla città, alle sue componenti più responsabili, più mature e più colte. L’amministrazione, per disposizioni di legge e per logica democratica, spetta alle forze politiche che vincono le elezioni. Dunque, per sgombrare subito il campo da possibili equivoci e da retro pensieri, ribadiamo un’ovvietà: l’amministrazione della città spetta alla coalizione che ha vinto le elezioni al ballottaggio dell’8 giugno! Qui, si sta proponendo a tutti, nessuno escluso, un impegno civico e insieme didattico: l’avvio di una grande opera di educazione e/o rieducazione dei cittadini e dei numerosi ospiti verso il bene comune allo scopo di rendere sempre più vivibile, accogliente e civile la nostra città. I luoghi, le situazioni, i comportamenti che sono fuori da una corretta relazione di civismo, infatti, sono ancora troppi e occorre agire presto e bene per confinarli nell’alveo dei fenomeni occasionali. Solo per fare alcuni esempi: 1) la maleducazione di molti, troppi proprietari di cani rende i marciapiede, le aiuole, le strade e le piazze spesso impraticabili a causa delle numerose deiezioni che deturpano gran parte della città.

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